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Cecco d'Ascoli racconto storico del secolo XIV

Cecco d'Ascoli
racconto storico del secolo XIV
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Title: Cecco d'Ascoli racconto storico del secolo XIV
Release Date: 2018-12-20
Type book: Text
Copyright Status: Public domain in the USA.
Date added: 27 March 2019
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BIBLIOTECA D'AUTORI ITALIANI.
Tomo XIII.

CECCO D'ASCOLI


CECCO D'ASCOLI.

RACCONTO STORICO DEL SECOLO XIV

DI

PIETRO FANFANI.


EDIZIONE ACCONSENTITA DALL'AUTORE.

Non cuivis lectori auditorive placebo:

Lector et auditor nec mihi quisque placet.

LEIPZIG:
F. A. BROCKHAUS.

1871.

[v]

CENNI SOPRA PIETRO FANFANI.

Il nome di Pietro Fanfani è già tanto noto e veneratonella repubblica delle lettere, che temo quasi di venirtacciato di arroganza intraprendendo a scrivere alcunepoche parole che devono servire in tal qual modo diintroduzione ad un suo libro. Onde scansare questataccia mi sia lecito di recare anzi tutto alcuni cennisulla storia della presente edizione dell'eccellente romanzodel gran filologo italiano.

Verso la metà dell'anno 1870 il Fanfani, cui piaceonorarmi della sua amicizia, mi era cortese di un esemplaredella edizione del suo Cecco d'Ascoli fattanell'anno medesimo a Firenze. Dopo averlo letto eriletto non potei fare a meno di giudicare che questodel Fanfani fosse un romanzo da porsi allato ai pochibuoni della letteratura romanzesca italiana, e da porsiin ischiera coi Promessi Sposi del Manzoni, collaMargherita Pusterla del Cantù, col Niccolò de' Lapidi Massimo d'Azeglio e con altri romanzi di questogenere. Anzi, io non dubitai un momento il Cecco d'Ascoliessere in diversi riguardi assai più bello dei romanzior' ora nominati. Per dirne soltanto una, quellalingua tanto bella, semplice, pura e schietta nella quale[vi]è scritto il Cecco tu la cercheresti invano altrove. Inme si risvegliò adunque il desiderio di veder stampatoil libro in questa nostra Biblioteca d'autori italiani,alla quale esso sarebbe stato di non lieve ornamento.Ne scrissi adunque al Fanfani, il quale con quella suaamabile modestia che è propria soltanto degli uominiveramente grandi mi rispose: «Che quel libro sia ristampatoa Lipsia lo terrei per grande onore; e però le dòcarta bianca rispetto alle condizioni da porsi all'editore;il guadagno è sempre l'ultima cosa ch'io cerco. Facciadunque e disfaccia, certo di piacermi in qualunque modo.»I patti furono stipolati senza veruna difficoltà, e stipolatiche furono il Fanfani mi scriveva di nuovo: «Avreicaro che la edizione la curasse Lei; e che mi proponessequelle altre correzioni che le paressero bisognare,facendo poi sull'opera tutte le annotazioni, discorsiecc. che crederà meglio.» Quantunque occupato assaidi altri miei lavori letterarii accettai nondimeno prontamentela proposta di curare la stampa, lieto di potercosì in certo modo mostrare la mia gratitudine versol'egregio autore. Correzioni da proporre io poi nonne aveva, neppur trovai che ci fosse uopo di annotazionio discorsi. Ben si avrebbe potuto fare un discorsostorico e critico sopra l'infelice Cecco d'Ascoli,l'eroe principale del romanzo; senonchè l'autore stessonel suo libro ne dice assai per i lettori dello stesso,e i dotti non andranno a cercare ammaestramenticritici o scientifici in un libro che vuol essere ed èpopolare. Soltanto mi parve, che alcuni fra i lettoridel libro che non conoscono più che tanto la modernaletteratura e filología italiana, avrebbero forse caro difare un po' di conoscenza col celebre autore del Ceccod'Ascoli, e che perciò alcuni brevi cenni biografici non[vii]sarebbero fatica gittata al vento. Communicai quest'ideaall'autore e ne ebbi la sua approvazione; soltanto eglimi pregava di non voler scrivere sopra lui in modo taleda offendere la sua modestia. Questo desiderio m'indussea premettere le osservazioni qui sopra, dallequali si vede che il Fanfani non richiese lui nè che il suolibro si stampasse nella Germania, nè che vi si aggiungesserocenni biografici, ma che egli condiscese soltanto amichevolmenteal desiderio da me espresso.

Tanto basti della storia della presente edizione.Intorno all'edizione stessa vi spenderò alcune breviparole alla fine del presente discorso. Sopra la vitae le opere dell'autore trascrivo imprima quanto ne diceil Pitrè a pag. 65-70 dei suoi Profili biografici dicontemporanei italiani (Palermo 1864)[1], su cui il Fanfanimedesimo così mi scriveva: «Non so chi fornisse imateriali al sig. Pitrè, ma sono assai esatti.» Il Pitrèdunque scrive:

«Nacque il Fanfani a Pistoja nel 1817, da famigliapiuttosto agiata anzichè no. Maschio unico, fu educatoassai amorosamente, e le carezze gli nacquero a segnoche nella prima età diede cattivi indizi della sua riuscita,e fu pessimo scolare. Il padre si vide necessitatoa metterlo per castigo sotto la custodia di un suo fratelloprete in campagna, dove il lasciò un intiero anno.Tornato, e messo sotto a privati maestri, imparò assaibene, ma la sua indole era sempre irrequieta e riottosa.Finiti gli studi di grammatica, e passato a quelli dilettere sotto il canonico Giuseppe Silvestri, grande rettore,eccellente scrittore latino e valente scrittore italiano e[viii]l'unico che ridestasse in Toscana lo studio della DivinaCommedia, passava a quelli di filosofia sotto il Mazzoni.Prima dei diciott'anni si volle mettere allo studio dellescienze mediche nella scuola dell'ospedale di Pistoja;ma più che alla medicina, badava a coltivare le lettere,nelle quali trovava il suo vero elemento, senza peròfar senno; cosichè il padre di lui, che per disgraziepatite volgeva a povertà, fu costretto a cercargli unasituazione nella milizia, e lo mise a fare il soldato,dove stette venti mesi, nella segreteria di un colonnello.Morto il genitore ed avuto il congedo, riprese gli studimedici, ma senza frutto, e li abbandonò nel 1838, perdarsi solo alle amene lettere.

«Nel 1847 incominciò a Pistoja un giornale intitolatoRicordi filologici che ebbe buon successo e fu damolti applaudito; ma lo interruppe un anno dopo, perandare coi volontari toscani in Lombardia, dove presocolle armi alla mano (ed armi non istate oziose[2]), efatto prigioniero degli Austriaci, il 29 maggio fu coglialtri suoi compagni condotto a Mantova, e poscia aforza di marciate assai penose nel forte di Theresienstadt,sull'estremo confine della Boemia, donde uscì nelsettembre, al concludersi dell'armistizio solasco. Ritornatoin patria ripigliava lo studio delle lettere e, amicodel Gioberti, era da lui chiamato in Piemonte, nel Ministerodi Pubblica Istruzione; ma salito al potere ilPistojese Franchini, si avea da lui ufficio onorato nelMinistero di Toscana. Dopo la restaurazione del Loreneseera mantenuto in ufficio, ma guardato sempre consospetto. Non ostante qualche opposizione, dava mano[ix]a un nuovo giornale di Filologia, Letteratura, IstruzionePubblica e Belle Arti, cui metteva il titolo di Etruria,bene a ragione encomiato dal Gioberti. Nel 1859 venivaeletto bibliotecario della Marucelliana, e poi nel 1861con decreto del principe di Carignano, chiamato areggere la Biblioteca Nazionale di Napoli, carica chenon volle il Fanfani accettare[3].

«Moltissime sono le opere di lui, ma non tutte delmedesimo interesse[4]. Aspettando che egli, nella età incui si trova, regali alle lettere lavori veramente degnidella sua dottrina, come gli ultimi dati fuori, ci facciamoad enumerare i principali: 1º. Il Vocabolario della linguaitaliana (Firenze, Le Monnier 1856), lavoro pensato ecoscienzioso dove in mezzo a tanti difetti (alcuni deiquali già stati notati dal Viani) risplendono pure pregiinfiniti[5]. 2º. I Diporti filologici (Napoli 1858), dialoghigià pubblicati in vari periodici, e benchè dispaiano gli[x]uni dagli altri negli speciali argomenti, veggonsi tuttavoltaassai bene congiunti insieme per tendere a quell'unicoscopo di scrivere bene l'italiano[6]. 3º. Le Osservazionisui primi fascicoli della quinta impressione delvocabolario della Crusca (Modena 1849). Questa scritturafu causa di molti dispiaceri al Fanfani, e diedeargomento perchè tra lui e gli accademici della Cruscas'impegnasse una disputa che si mantenne viva perqualche tempo e venne acquistando molta celebrità inToscana. Il Fanfani avea colla sua natural franchezzadichiarato, che i sette fascicoli di quella impressioneerano erronei, anzi un vero plagio, una rapsodia, e loavea solennemente espresso in una dedicatoria di quelsuo scritto al Parenti. La Crusca se l'ebbe per male,e invitò uno dei suoi socii a rispondere. Il Salvi fuquello che volle mettersi a battagliare col filologo pistoiese,scrivendo le più orribili villanie. L'Arcangeli, imitandoil Salvi, nelle ultime parole di un Apatista disse vituperiidel Fanfani, suo amicissimo e confidente, quandoafflitto da domestiche sciagure non poteva, com'eraconveniente, rispondere. Con tutto questo pochi mesidopo i Cruscanti diedero ragione al sagace critico, equei fascicoli sui quali si era aggirato la disputa giudicatiroba da nulla, furono messi da parte per dar luogoa una ristampa in altra maniera[7]. 4º. Il Vocabolariodell'uso toscano (Firenze, Barbèra. 2 vol. 1863), e[xi]5º. il Vocabolario della pronunzia toscana (Firenze,Le Monnier, 1863), opere indispensabili a studiarsi dachi attende a curare il nostro bello idioma, per la moltaconoscenza che l'autore mostra della lingua italiana edella pronunzia toscana, e per la straordinaria erudizioneche sempre vi s'incontra: erudizione solida, abbondante,provata. Molti furono i critici che ripreseroquesti lavori e ai più non piacque quella mescolanzache il Fanfani spesso fa di parole che figurano semprediversamente nelle diverse città toscane, come per lapronunzia. Assai sono gli errori, a vero dire[8], e taliche dovrebbe egli correggere in un appendice o in unaseconda edizione, facendo suo pro delle osservazionidegli onesti e coscienziosi linguisti; ma non sappiamotrovar parole che bastassero a lodare il compilatorepel bene che arrecò alle lettere con questi nuovi libri,che gli costarono parecchi anni di studii indefessi.

«Le opere del Fanfani, che diremo minori, sono:le Lettere precettive di eccellenti scrittori; il Decameronedel Boccaccio; la Fiera e la Tancia di Buonarrotiil Giovane; le Novelle e le Commedie di Grazzinidetto il Lasca; le Poesie burlesche de' più illustri autoriclassici, libri tutti annotati e postillati. Oltre aquesti ve ne sono degli altri editi per sua cura, talisarebbero: l'Aiace del Buonarroti; i Conti di antichiCavalieri; il Gazzettino di Girolamo Gigli; il Dialogodella bella creanza delle Donne di A. Piccolomini;l'Attila, Flagellum Dei, romanzo cavalleresco; i Marmi[xii]di Anton Francesco Doni; il Pome del Bel Fioretto,poema di Domenico da Prato; Lorenzo e Lorenzinodei Medici, ecc. le quali pubblicazioni, toltane alcuna,sono state tirate in numero scarsissimo di esemplari,collo intendimento di lasciarle come rarità bibliografiche;e finalmente poche traduzioni dal latino e dal francese,tra le quali stupenda ci pare quella dagli Anabbatistidi Monforzio.

«Pietro Fanfani, ingegno carissimo, adorno di tantoe si squisito gusto è dei pochi, per servirci delle paroledel Deputato Bruto Fabbricatore, i quali nella feliceToscana mantengono in pregio ed onore la buona linguaed i classici studii, ritraendo bellamente in sèquello che ad altrui va inculcando; questo attestano lemolte opere finora ricordate, e lo comprovano le varieprose da lui composte per la Rivista di Firenze, pelPassatempo e pel Piovano Arlotto, periodici diretti daquel raro ingegno che è Raffaele Foresi, e che nonperdonarono ad offesa di sorta fatta alla nostra lingua.

«Il Fanfani dirige in Firenze il Borghini, rivistamensuale di filologia e lettere: il solo che si occupiseriamente degli studii della vera lingua italiana, cheEgli vorrebbe veder propagata e abbracciata dall'universale;e dei pochi che servano di addentellato a nuovie più vasti lavori sul nostro idioma.»

Sin qui il Pitrè. Ulteriori notizie biografiche nonne aggiungo. Chi vuol conoscere più addentro le vicendedi questo principe dei moderni filologi italianileggerà un giorno con interesse e con diletto la Vita cheil Fanfani sta scrivendo, e che senza dubbio riusciràun libro importantissimo. Là sarà pure svolta la storiadei combattimenti da quel profondo ingegno sostenuti.Chè come a tutti i grandi uomini non mancarono neppure[xiii]al Fanfani persecuzioni ed inimicizie. Di sopra siè già potuto vedere quanto indegnamente egli fu perseguitatodagli Accademici della Crusca. Per altro laCrusca, dopo averlo perseguitato a morte, vedendoriuscir vani tutti i suoi attacchi, giudicò bene ravvedersie riparare come si poteva ai torti fattigli. Il perchènon solo mandava alla cartería quei fascicolacci sul cuivalore si era disputato, ma faceva pure suo socio edAccademico quel medesimo Fanfani che essa aveva tantofieramente perseguitato. Così alla fin dei conti la guerraletteraria fece grande onore al Fanfani e gran disonorealla Crusca. Assai fieramente e, non dubito aggiungerlo,assai puerilmente scrisse contro il Fanfani VincenzioNannucci nella prefazione al primo volume della secondaedizione del suo Manuale, dove egli te lo acconciaproprio pel dì delle feste. «Ma, sai che è?» dirò colDi Giovanni; «il Nannucci soffriva di bile, e se lapigliava contro chi fosse. Po' poi, sapeva tanto ilmerito del Fanfani in fatto di studii filologici, che ilpregava fra le tante di correggergli a suo modo unoscrittarello sull'Arcangeli; e in stampa diceva all'Arcangelie a tutta l'Accademia, che delle origini dellalingua egli, il Fanfani, ne sapesse mille volte più diloro.» — Et de hoc satis! Oggi la polemica ed i vituperiidel Nannucci sono intieramente dimenticati, nè lagloria del Fanfani ne ha sofferto un jota. E pure ilNannucci era un Grande! Potrebbe servir di esempio,ma non servirà, a certi letteratucci d'oggidì che vancercando gloria e reputazione nelle brighe e nei vituperiiche vomitano contro chi è

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