L'arte di prender marito

L'arte di prender marito
Category: Marriage
Title: L'arte di prender marito
Release Date: 2006-11-21
Type book: Text
Copyright Status: Public domain in the USA.
Date added: 25 March 2019
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The Project Gutenberg EBook of L'arte di prender marito, by Paolo Mantegazza

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Title: L'arte di prender marito

Author: Paolo Mantegazza

Release Date: November 21, 2006 [EBook #19885][Last updated: January 13, 2012]

Language: Italian

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ARTE DI PRENDER MARITO ***

Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)

  L'ARTE
  DI
  prender Marito

DI PAOLO MANTEGAZZA

  per far seguito a
  L'arte di prender Moglie.

FRATELLI TREVES, EDITORI

1894.

L'ARTE DI PRENDER MARITO.

OPERE DI PAOLO MANTEGAZZA

  (Edizioni Treves).
  India. 3.ª edizione illustrata, L. 3 50
  Gli amori degli uomini. 11.ª edizione con numerose
  note ed aggiunte. 2 volumi, 6 —
  Le estasi umane, 2 volumi. 5.ª edizione, 7 —
  Testa, libro per i giovinetti. 17.ª edizione, 2 —
  Un giorno a Madera. 15.ª edizione, 1 —
  Il secolo tartufo. 4.ª edizione, 2 —
  Fisiologia dell'odio. 3.ª edizione, 5 —
  Igiene dell'amore. 4.ª impressione della nuova edizione
  (1889) coll'aggiunta di due capitoli, 4 —
  Epicuro. Saggio di una fisiologia del bello. 2.ª edizione, 3 50
  Dizionario delle cose belle. 2.ª ediz, 4 —
  Fisiologia della donna. 2 volumi. 3.ª ediz, 8 —
  L'arte di prender moglie. 5.ª edizione, 4 —
  L'arte di prender marito, 4 —

  PAOLO MANTEGAZZA, note biografiche e critiche di Carlo
  Reynaudi, col ritratto di Paolo Mantegazza, 2 —

  L'ARTE
  DI
  prender Marito

DI PAOLO MANTEGAZZA

  per far seguito a
  L'arte di prender Moglie.

MILANO

FRATELLI TREVES, EDITORI

1894.

PROPRIETÀ LETTERARIA. Riservati tutti i diritti.

Milano. Tip. Treves

_Alle troppo impazienti,

Alle troppo esigenti,

Alle troppo positive, che credono bastare alla felicità del matrimonio molti quattrini e una corona,

Alle troppo poetiche, che credono bastare al matrimonio l'amore,

Dedico questo nuovo libro,

Perchè tutte imparino, che se il matrimonio può darci la massima felicità, è anche la più instabile delle combinazioni chimiche; il più delicato, il più intricato, il più fragile di tutti i meccanismi._

Dicembre 1893.

PARTE PRIMA.

IL RACCONTO.

CAPITOLO PRIMO.

La bambina diventa donna.

Era un mattino di marzo, e un sole impaziente s'era alzatotroppo presto, spargendo per l'aria azzurra e già calda l'orodella sua luce, il tepore del suo fiato.

La stazione era molto vicina alla casa di Emma, e a piedi eraandata coi suoi ad augurare il buon viaggio ad un cuginoingegnere, che sposo da solo un mese doveva fare per l'ufficiosuo un lungo viaggio e lasciar sola la sposa per qualchesettimana.

Cugini e cugine e zii erano arrivati un po' tardi e si dovettefar economia di parole e di abbracciamenti. Un furia furia perprendere i biglietti, consegnare i bagagli, coll'accompagnamentodi un grido monotono dei conduttori:

—Facciano presto, signori, il treno parte.

E davanti ad un vagone di prima classe i parenti eranoaffollati, guardando il cugino ingegnere, che non potevaparlare; perchè sentiva che le parole gli sarebbero venutefuori, strozzate e singhiozzanti.

Tutti si accontentavano di sorridere al viaggiatore, con un'ariache voleva essere un saluto e un augurio, ma era invece unamestizia mal dissimulata.

Chi non poteva sorridere, neppur dissimulando, era la sposa, cheera entrata in vagone per dar l'ultimo bacio al viaggiatore.Cugini e cugine non guardavano se non per terra, con gestiimpacciati; mentre la voce del conduttore ripeteva per laventesima volta il suo monotono:

—Presto, signori, presto, si parte.

La sposa dovette scendere, lo sportello fu chiuso brutalmente ein furia, ma essa si arrampicò di nuovo sul predellino delvagone.

—Addio, addio Paolo, ritorna presto…. ricordati di scrivermiogni giorno.

Una testa si abbassò, si incontrò coll'altra, e per non soquanti minuti secondi, quattro labbra si strinsero, si fusero inun labbro solo, in un singhiozzo supremo.

Emma alzò gli occhi e guardò attonita, curiosa, con unaprurigine nuova, con un fremito della persona, quei due che sibaciavano a quel modo. Non potè neppur pronunziare la parolaaddio….

E un fischio acuto, uno strider di ruote, distaccò quei dueinnamorati e fece partire il treno, che sparì dall'orizzonte inpochi minuti.

Tutti ritornarono alle loro case, ma Emma riportò con lei ilbacio dei due cugini, come se l'avessero stampato sulle suelabbra, con un suggello di fuoco; e lo ebbe nella bocca, nelcuore, negli occhi, tutto quel giorno, e la notte appresso.

Lo vedeva, lo sentiva; ne ricordava il suono….

Eppure essa aveva veduto chi sa quante volte il babbo chebaciava la mamma, e mariti baciar mogli; ed essa stessa avevabaciato tante e tante volte, fanciulli e fratelli e amiche e nonne aveva mai provato turbamento alcuno.

Perchè ora quel bacio l'aveva scossa tanto, l'aveva tantoturbata?—

Non era il bacio, che fosse diverso dagli altri veduti, esentiti. Era lei, che era un'altra.

Emma da bambina era divenuta una donna.

Nella notte dormì poco e male. Nel sonno agitato, febbrile,sognò che anch'essa partiva per un lungo viaggio, e un giovanebello e innamorato la baciava sul predellino e così lungamente,che il bacio non si distaccava più dalle sue labbra.

E il treno partiva rapido, rumoroso, fulmineo, mentre ilgiovane, non avendo avuto tempo di scendere, l'accompagnava.nella corsa, senza distaccare mai le labbra dalle sue.

Essa ne era sgomenta, temeva un disastro e gridava:

—Scendi, scendi….

Ma il giovane non poteva scendere e via via il treno correvasempre più impetuoso; e i baci seguivano ai baci e le grida dìspavento non li interrompevano, facendo coro al fremito dellelabbra.

Emma allora si svegliò con un grido così angoscioso e alto chefece svegliare la mamma, che accorse al suo letto.

Emma era seduta, coi capelli disciolti, sulle spalle, cogliocchi spalancati, tutta coperta di sudore.

—Che cosa hai, che cosa ti è accaduto mia figliuola, miotesoro?

—Nulla, mamma mia, non lo so….

E piangeva e rideva in una volta sola.

Acceso il lume, la mamma la guardò curiosa, trepidante, e Emma aquello sguardo arrossì, come se avesse commesso un peccato,vergognosa di una emozione nuova di voluttà e di strazio, cheavea provato nel suo primo sogno d'amore.

Nascose il capo sulle spalle della mamma, ridendo,singhiozzando, tremando tutta; mentre gli ultimi brividi di unamore senza peccato le facevano vibrar la pelle, come se fossescossa da una corrente elettrica.

—Mamma, perdonami, se ti ho spaventata…. sognavo non so checosa….

Per la prima volta taceva qualcosa a sua madre; anzi mentiva.

Quel bacio sognato o ricordato era per lei una colpa.

Emma era da bambina divenuta una donna….

CAPITOLO SECONDO.

Libri e fantasmi.—Sogni e realtà.

Quella notte era passata e dopo quella molte e molte altre, maEmma non era più la fanciulla lieta, spensierata, vagabonda diprima.

Non giuocava più al cerchio in giardino, non saltava più per lecamere, non cantava, nè canterellava più.

Il pianoforte non era più aperto che all'ora della lezione, erarissime volte l'apriva di tarda sera, quando era sola e persuonare le cose più tristi del Chopin.

Compariva a un tratto davanti alla mamma dopo essersi rinchiusaper ore nella sua camera e aveva gli occhi rossi….

E la mamma:

—Ma che hai, figliuccia mia? Tu hai pianto.

—No, mamma, ma perchè piangere? Io son felice…—e poi, quasispaventata di queste parole, rideva piangendo e si asciugava gliocchi, girando sopra sè stessa e agitandosi:

—Sono i nervi, sono i nervi…. Ho sempre canzonato le mieamiche maggiori di me di qualche anno, quando mi dicevano diaverli, ed ora, ora li ho anch'io…. Mamma, perdonami….

—Ma non ho nulla, mia cara, mio tesoro, da perdonarti,—el'attirava a sè collo sguardo, colle braccia e se la stringevaal cuore.

E allora piangevano ridendo tutte e due e la burrasca erafinita; ma la mamma confidava al babbo (che era uno dei medicipiù sapienti e più celebri della città) le ansie che le davano inuovi turbamenti di Emma.

Il medico babbo alzava le spalle e crollava il capo ridendo:

—Sono gli isterismi della pubertà.

Due brutte parole, che sanno di clinica e di anatomia in unavolta sola, con cui noi altri medici giudichiamo brutalmentetutta una rivoluzione fisica, morale, intellettuale, chetrasforma una fanciulla in una donna; tutto un poema di virtùnuove e di nuovi vizi; di impeti passionati e di languoriineffabili, di desiderii senza forma, e di amori senza amanti;tutto un caos incomposto, titanico, che domanda al cielo uncreatore, agli angeli una voce che dica: tu sarai una madre; oall'inferno un grido, che esclami; tu sarai un demonio.

* * *

Emma leggeva molto, leggeva sempre, ma dal giorno in cui avevaveduto baciarsi quei due alla stazione, i libri prediletti noneran più quelli di prima o in questi cercava altre pagine.

Leggeva e rileggeva il Petrarca, e di questi soprattutto isonetti d'amore. Nel Tasso gustava gli amori di Tancredi e diClorinda. Adorava Paolo e Virginia, ma avrebbe voluto un Paoloancor più innamorato e una Virginia più eroica.

Del Dante non leggeva più che il Canto V. L'aveva tanto letto,che lo sapeva tutto a memoria, ma preferiva rileggerlo,parendole allora di assistere alla scena del grande peccato.

Ed essa stessa credeva di peccare, leggendo quelle pagineimmortali; e al verso

La bocca mi baciò tutta tremante

si sentiva scorrere per le vene un fuoco, vibrare su tutta lapelle un brivido, e più d'una volta chiudeva il libro e

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