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La vita Italiana nel Seicento

La vita Italiana nel Seicento
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Author: Various
Title: La vita Italiana nel Seicento
Release Date: 2018-08-31
Type book: Text
Copyright Status: Public domain in the USA.
Date added: 27 March 2019
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La vita italiana nel Seicento.


AVVERTENZA.

Alcune conferenze di questa serie intitolata “Vita Italiana nelSeicento„ si ricollegano con avvenimenti del secolo precedente.


LA
VITA ITALIANA
NEL
SEICENTO

Conferenze tenute a Firenze nel 1894

DA

Guido Falorsi, Ernesto Masi, Domenico Gnoli, Pompeo Molmenti,Guido Mazzoni, Giovanni Bovio, Isidoro Del Lungo,Enrico Panzacchi, Olindo Guerrini, Adolfo Venturi,Enrico Nencioni, Michele Scherillo, Alessandro Biaggi.

MILANO
FRATELLI TREVES, EDITORI
1895.


PROPRIETÀ LETTERARIA

Riservati tutti i diritti.

Tip. Fratelli Treves.


LA
VITA ITALIANA
NEL
SEICENTO

I.

STORIA.

Dalla pace di Castel Cambrese a quella dei Pirenei Guido Falorsi
La reazione cattolica Ernesto Masi
Roma e i Papi nel seicento Domenico Gnoli
La decadenza di Venezia Pompeo Molmenti

MILANO
Fratelli Treves, Editori
1895.


PROPRIETÀ LETTERARIA
Riservati tutti i diritti.
Tip. Fratelli Treves.


[1]

DALLA PACE DI CASTEL CAMBRESEA QUELLA DEI PIRENEI
(1559-1659)

CONFERENZA
DI
Guido Falorsi

[3]

I.

Posciachè nella giostra, indarno deprecata daCaterina de' Medici, giacque, per l'asta infelicedel Montgomery, Enrico II, lasciando a un adolescenteinfermiccio, e dopo questo a fanciullifracidi di corpo e di spirito, il gran pondo dellacorona di Francia; gli effetti delle battaglie diSan Quintino, e di Gravelines, mal contrappesatidal racquisto di Calais, parvero farsi didue cotanti più gravi, e stendersi più tetra egigantesca che mai sulla pavida Europa l'ombradi Filippo II.

Egli allora sembrava attingere a un fastigiodi grandezza, da gareggiare con quella dell'Imperoromano ne' suoi giorni migliori; e superarlaper taluni rispetti.

Sua la Spagna, tuttavia fremente nell'orgoglio[4]delle recenti vittorie; suoi, pressochè per intiero,gli Stati, colla ricchezza e floridezza de' quali iDuchi di Borgogna s'erano avvisati di far fronteinsieme e alla Monarchia francese e all'Imperogermanico; suoi i Regni, prosperosi sinoa que' giorni, di Napoli, Sicilia, Sardegna; e lapingue Lombardia; e i porti della Toscana, frenoalle velleità Papali o Medicee; suoi i galeoniche„ carichi d'oro, gl'inviavano dagl'immensi possedimentid'America i Vicerè senza scrupoli esenza ritegno; legato a lui dalla tema del particolarismotedesco, della Riforma, de' Turchi,l'Impero germanico, colle austriache dipendenzed'Ungheria e Transilvania; stretto a lui dall'intentodi ricuperare nell'unità della Fede il dominiodelle coscienze, o di vietare almeno ulterioriconquiste ai Riformati, il Papato; vicino acadergli in grembo, colle amplissime colonie d'America,d'Asia, d'Affrica, il Portogallo; dedita alui, contro le ambizioni Savojarde e Francesi,Genova; poco meno che vassalli suoi Savoja, Farnesi,Medici; tenuta in briglia dalla minacciaturca la stessa Venezia; devoto a lui un partitoin Francia, e sino in Inghilterra. La MonarchiaUniversale, di cui le due Diete d'Augusta (1550 e1555), tenendo ferme le ragioni di Ferdinando Ialla Corona imperiale, avevano sfatato il sogno,poteva parere anco una volta a Filippo una meta,[5]che, volendo saldamente, e sapendo, sarebbesipur conseguita.

Nè il volere gli faceva difetto; cupo insiemeed ardente, impetuoso e meditato; se gli facessedifetto il sapere, nella scelta e nell'uso dei mezzi,o se gli ostacoli fossero tali da non superarsi conforza ed arti maggiori di quelle adoperatevi daFilippo, mal potrebbesi dire di primo tratto; machi rimediti altri periodi storici, che con questohanno più prossime analogie, s'accorgerà che latradizione della Torre di Nimrud si perpetua,rinnovellata, per le intrinseche leggi, ond'è governatol'universo delle Nazioni.

Per quel ch'è di Filippo, nell'anima, alta no,ma vasta, egli accolse il disegno di dominazionetanto ampia ed intiera in ogni sua parte, quantoaltra mai ne potè esser concepita da umana superbiae temerità. Dominare su tutti, dominarein tutto; penetrare gli arcani delle volontà; e aquelle dettar legge, e al pensiero, frugato conassidua scaltrezza ne' suoi recessi profondi; sradicaredall'anime, esterrefatte al bagliore de' roghie al luccicare delle mannaie, sin la facoltàdi creder possibile la ribellione; far parere normaalle coscienze, nell'ordine civile come nel religioso,la coscienza dell'Imperante; premio la suaapprovazione; Ministri, Familiari adoperare comestrumenti passivi, e, alla minima renitenza, annientarli[6]coll'esilio, col veleno, col ferro; questala visione che, nel delirio della sua oltrepotenza,vagheggiò e potè per un istante imaginarsi d'avereincarnata; questa la Torre babelica, che credetted'avere inalzata pei secoli lo sconoscentefigliuolo di Carlo V.

Se il biblico “transivi, et ecce non erat„ hatrovato mai, per le meste profondità della Storia,una luminosa esemplificazione, ella è questa.

“E voi pensate

fa dire lo Schiller al suo marchese di Posa (nelDon Carlos)

“E voi pensate,

Seminando la morte e la sventura,

Piantar per gli anni eterni? Oltre lo spirto

Dell'artefice suo la vïolenta

Opra non vive!„

Filippo potè vedere cogli occhi proprî i primivacillamenti ed i crolli dell'edificio, ch'egli avevareputato imperituro; cogli occhi proprî, facendoaccortamente buon viso a cattiva fortuna, viderientrare ne' porti spagnuoli i miserabili avanzidell'Armada, ch'erasi predicata invincibile; dovetteegli, che aveva steso allo scettro di Francia,caduto, e non senza sua colpa, nel fango enel sangue, l'artiglio rapace; e s'era lusingatod'avere almeno a porlo nella mano della figlia[7]prediletta, d'un genero, alla peggio in quellad'un usurpatore per necessità legato a lui; dovetteegli segnare la pace di Vervins, che quelloscettro fermava in pugno al Monarca più odiosoa lui dopo la Tudor, e contro al quale aveva scatenatotante ire e papali e granducali e duchesche.E morendo poco appresso, dovè portarsene nelpaventato oltretomba il presentimento che, allettateinvano colle tarde promesse d'una fallacee malsicura autonomia, le Fiandre erano sfuggiteper sempre alla signoria degli Habsburgo.

L'orgoglio forse gli fece velo ad intendere epesar tutti i danni di quella Spagna, che Carlo Vgli aveva trasmesso in parvenze così floride. Nonmisurò il vuoto, che la migrazione de' più audaci,e intraprendenti a cercar repentine fortune inAmerica lasciava nelle campagne, con ruina, irreparatasin qui, della pastorizia e della agricoltura;non quello lasciato da' Mori, traenti seconella loro fuga al Marocco la industria delle pellie delle armi; o da' Protestanti, che all'ospitaleInghilterra portavano, migliorata nel trapiantarsi,la industria de' tessuti; non lo svilimentode' metalli preziosi, che recati in copia, madididi sangue e di lacrime, dal Nuovo Mondo, malbastavano a comprar fuori i prodotti un tempodalla Spagna esportati; nè capì, pago a noverarei monasteri e le chiese, a misurare gli amplissimi[8]latifondi ecclesiastici, quanto la sua ipocrisiaferoce aveva nuociuto alla nobile indole degliSpagnuoli; quante calunnie e quanto odio avevaaccumulato su quella Fede, cui toccò, fra le altre,la sventura d'esser professata e protettada lui.

II.

Colla morte di Filippo II, e coll'avvento d'EnricoIV in Francia, pare d'un tratto che un incuboletale siasi tolto di sul cuore all'Europa, eche, alleggeritane, l'Umanità si avvii più speditaa' suoi migliori destini.

Se il gran disegno avesse proprio toccato laperfezione di quella Repubblica Cristiana che,benedicente, o almeno annuente il Papa, sarebbesi,per le armi d'Enrico vittoriose su' due ramid'Habsburgo, formata confederando, con leggicerte e pacificatrici, Germania, Ungheria, Boemia,Polonia, Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra,Spagna, Francia, Regno di Lombardia,Venezia, Stato Pontificio con Napoli, Repubblicaitaliana comprendente Toscana, Genova, Lucca,Parma, Mantova, Modena (federazione di federazioni),[9]non potrebbesi con piena sicurezza affermare,quanto a' particolari; ma del concetto, ingenere, fanno fede molte testimonianze contemporanee,pubblicate e diligentemente illustratein tempi prossimi a' nostri. Ad Enrico IV, dunque,che certo non aveva letto il De Monarchiadi Dante, spetta l'onore d'avere ammodernato etratto quasi dal campo delle remote speranze inquello della politica pratica quel concetto degliStati uniti d'Europa, cui sospirava il grandePoeta sociologo, ed a cui, mutato l'estrinseco,intendono, fra tanto clangore d'armi, e mentreecheggia ancora in Europa l'urlo di codarde stragiimpunite, non pochi nobili cuori, fatti pensoside' moltissimi, cui il luccichìo delle parate militaricosta lacrime e stenti diuturni.

Ma i destini d'Europa e del mondo civile nonerano, e di gran lunga, ancora maturi.

“La sacra vita

Del quarto Arrigo un empio spense;„[1]

e, istigatrici o no ch'esse fossero del Ravaillac,le due case Austriache esultarono

“Quando l'Eroe nel lacrimato avello

Portò i fati d'Europa e le speranze.„

Una nuova minorità, una nuova Reggenza,ben più fiacca, per sè, e misera che non quella[10]di Caterina, incombevano per anni alla Francia.La sospettosa turbolenza de' Calvinisti, dalle fortezzeche la Pace di Saint-Germain en Layeaveva loro concesse, e l'Editto di Nantes confermate;la insolenza feudale, che dalle contesereligiose traeva in vario senso pretesti, minacciavanoanco una volta disfar l'opera d'Enrico,e de' suoi ministri. La Francia stava per essereriaperta a' nemici d'oltre Reno e d'oltre Pirenei;e mentre in Germania, contro le rideste e cresciuteambizioni di Casa Austro-tedesca, Riformati,Danesi, Svedesi, avrebbero fatto di sè unaprova, che il rabbassamento della Francia rendevadubitosa assai, pareva che sull'Italia miseraavesse ad estendersi ed aggravarsi la dominazionespagnuola, tanto più ladra, indecorosa ecorruttrice, quanto più fiacca e guasta e bisognosas'era fatta la Potenza dominatrice; quantopiù insolentemente arbitrarî i Ministri e Rappresentantidi lei.

La spietata energia esercitata dal Richelieuall'interno della Francia, con intenti altamentepatriottici, ma con mezzi informati più assai aldesiderio di toccar presto la meta, che ad unascrupolosa moralità; — il conflitto che, con menod'impeto e più di scaltrezza, il Mazarino sostenne,durante una terza Reggenza, non co' Calvinisti,che non facevano ormai più Stato nello[11]Stato, ma colla Nobiltà riottosa, sognante ilracquisto de' vetusti privilegi mercè la mutazionedel ramo dinastico; la sua resistenza allofugaci velleità della Magistratura, aspirante atrapiantare in Francia le libertà riaffermate testèdall'Inghilterra; ripararono a' pericoli delle dueReggenze, alla pochezza dello sbiadito Luigi XIII,e serbarono alle armi di Francia, nella guerradi Valtellina, in quella del Monferrato, nell'ultimoperiodo dei Trenta anni, una efficacia preponderante.

La politica e le armi di Francia ebbero, lamercè del Richelieu e del Mazarino, una partesegnalata ad assicurare colla pace di Westfalial'indipendenza olandese, a salvare dal temutoassorbimento austriaco le autonomie germaniche,a guarentire da violenze liberticide la coscienzareligiosa dei Riformati; come già l'avevano avutaa vietare che l'acquisto della Valtellina stabilissefra gli Stati Austro-tedeschi e la Lombardia spagnuolauna continuità di territorî, minacciosa a Veneziae a' Grigioni, pericolosa a Savoja. Ma quandopoi, salvati in Westfalia quelli ch'erano, dal suopunto di vista, i più vitali interessi d'Europa, ilMazarino proseguì, dal 1648 al 1659, in un interesseesclusivamente francese, la guerra colla Spagna,e trasse Filippo IV alla Pace de' Pirenei,egli apparecchiava all'Europa tutta minaccie e[12]pericoli di poco minori da quelli, che la oltrepotenzaed oltracotanza spagnuola le avevano fattocorrere.

Perduta l'Olanda; in procinto di perdere ilPortogallo, che gli Olandesi avevano intantospogliato delle sue migliori Colonie; co' suoi Vicereamid'Italia esausti da una amministrazioneignorante, rapace, e impotente nonchè a fare, avoler pure il bene; ridotta a un'ombra di quellamarina con cui aveva, obtorto collo, contribuitoalla gloriosa vittoria di Lepanto, e acquistatoper troppo breve tempo la signoria di Tunisi;umiliata dalla pochezza di cui fece prova nellaprima guerra Monferrina contro Carlo Emanuelela Monarchia spagnuola non era tale, chei piccoli Dinasti italiani osassero assalirla scopertamente;ma bene era impotente a vietare aipiccoli Dinasti italiani una politica disforme dallasua. La smisurata mole, precipitata da una fervidavirilità ad una senilità repentina, occupavatuttavia grande spazio di suolo; ma su quello,più assai che non vi sorgesse, giaceva, inerte,incresciosa a se stessa.

Mentre la Spagna precipitava, dall'altro pendiode' Pirenei, tratta dagli aviti castelli a Versaillese fatta cortigiana la già ribellante nobiltà; facendole,colla gloria militare, col fasto, col buongusto, colle eleganti frivolezze dimenticare la licenza[13]d'un tempo; colla sapiente e feconda operositàgiustificando quasi l'oblio di quello chedelle antiche libertà rimaneva alla Francia; dueMinistri di primo ordine, e una plejade d'altriminori disciplinavano, incameravano alla Monarchia,senza fiaccarle o umiliarle, le mirabilienergie della Nazione. Così, di fronte a quel poveroCarlo II, decrepito dall'infanzia; di fronte aque' vacillanti Stuardi, che, per reggersi compravanoa prezzo de' veri interessi inglesi la sua protezione,le sue munificenze; Luigi XIV, raccoltopersonalmente dalle mani del morente Mazarinoil potere, poteva slanciarsi per la sua via, avidodi gloria, di autorità assoluta in patria, di incontrastatopredominio in Europa; tanto simigliante aFilippo II, quanto la viva genialità francese glieloconsentiva; unendo all'ingegno politico di FilippoII il coraggio militare, che allo Spagnuolo,cosa singolare in tal famiglia, in tal gente! mancò.

III.

Tra i primordi di Filippo II e quelli del poterepersonale di Luigi XIV corre un secolo stipatod'avvenimenti per modo, che il solo enumerarlichiederebbe troppo più tempo, di quanto[14]possa dall'altrui pazienza concedermisi. Nè s'intendequi di quelle vicende della Filosofia, delleScienze, dell'Arte, della pubblica Economia, chehanno co' fatti più propriamente politici, un alternoperpetuo vincolo di cagioni e di effetti;ma di soli gli eventi politici, i quali per altro,hanno tutti, in questo periodo, uno strettissimolegame colla dissidenza religiosa, suscitata dallaRiforma,

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