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Le donne che lavorano

Le donne che lavorano
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Title: Le donne che lavorano
Release Date: 2018-10-02
Type book: Text
Copyright Status: Public domain in the USA.
Date added: 27 March 2019
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LE DONNE CHE LAVORANO.


CORDELIA

Le donne
che lavorano

MILANO
Fratelli Treves, Editori
1916

Secondo migliaio.


PROPRIETÀ LETTERARIA.

I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservatiper tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.

Copyright by Fratelli Treves, 1916.

Tip. Fratelli Treves.


[v]

ALLE LETTRICI.

Voi, mie fedeli lettrici, vi sorprendereteche dopo avervi parlato della casa comedel miglior centro dell'operosità femminile,io venga ora a dirvi:

La casa è bell'e buona come rifugio perriposare dalle fatiche della lotta per l'esistenza;ma voi pure dovete combattere,uscire dal vostro guscio e procurare di averla vostra parte al banchetto della vita».

È, che dal giorno ch'io scrissi Il regnodella donna il mondo è mutato, e le mieidee si sono andate modificando, come siè modificato l'ambiente in cui viviamo.

La ferrovia, l'elettricità, la diffusione delleidee col mezzo della stampa, le macchineperfezionate, tutto questo ha rimpicciolitoe trasformato il mondo, tanto che la vitaesteriore ha preso il sopravvento sulla vitainterna e l'umanità va prendendo il postodella famiglia.

[vi]

Non so se la trasformazione della casae della donna sarà un bene o un male, ma èuna necessità; e chi non sa piegarsi e modificarsisecondo l'ambiente, muore intristitocome il fiore che si piega sullo stelo,quando tutto intorno a lui risorge al soffiovivificante della primavera.

In questi ultimi tempi ho molto studiatoil nuovo ambiente che si è andato formando;e quasi una luce nuova ha rischiaratoil mio spirito.

Ho veduto la donna del popolo accasciatasotto il peso d'un lavoro superiore alle sueforze, retribuito in modo che le impedisceappena di morire di fame, invecchiata esciupata prima del tempo, abbandonata ilgiorno che le sue stanche membra si rifiutanoad un lavoro proficuo.

Ho veduto la donna borghese, se priva didanaro per comperare un marito, intristirefra le pareti domestiche senza la consolazioned'un lavoro che la occupi e larenda indipendente, avvizzire come unapianta priva di luce, oppure divenir acree ribelle all'ingiustizia che l'opprime; e misono persuasa che col progresso dei tempi,[vii]col mondo tanto mutato è necessario cambiarele idee che furono per molto tempole nostre aspirazioni e portare la propriapietra affinchè la società possa esser basatasopra un sistema di maggior giustizia.

Vorrei che la donna, senza diventare unavirago, fosse più libera e indipendente; eora che si parla tanto della causa del debolee dell'oppresso, fosse anch'essa protettada leggi più giuste e ragionevoli.

Non credo che la donna amerà meno lacasa e i figli quando col suo lavoro contribuiràal loro benessere, nè che quandoavrà coltivata l'intelligenza vorrà soverchiarel'uomo e tenerlo soggetto; come credoche non perderà nulla della sua femminilitàquando sarà dedicata ad occupazioni menofrivole; e se gli sciocchi la disprezzeranno,l'uomo saggio e intelligente la stimerà dipiù e la troverà più degna d'essergli compagna.

Non parlo della categoria delle donne ricchele quali possono permettersi il lusso diannoiarsi nell'ozio e di stancarsi in mezzoai piaceri; esse dovrebbero invece adoperarela loro influenza, il loro tempo e le[viii]loro ricchezze a beneficio delle compagnediseredate.

Da quando ho cominciato questo libro,che per varie circostanze ho dovuto interrompere,la questione della donna ha fattograndi progressi, molti pregiudizî contro lasua indipendenza sono caduti e l'idea delsuo miglioramento si fa strada trionfalmente.

Ecco perchè voglio esporre, alle mie fedelilettrici, le mie nuove convinzioni; e seriuscirò ad incoraggiare le fanciulle timideed esitanti ad imparare un mestiere, ascegliere una professione colla quale possanoguadagnarsi da vivere ora che i moltibisogni impostici dal progresso hanno resola vita più difficile; se riuscirò a far sorgerenelle più fortunate l'idea di occuparsie di aiutare quelle che sono condannate adun lavoro improbo e mal retribuito, se riusciròa risvegliare le anime dormenti delledonne impigrite nell'ozio, ed a far loro apprezzarela gioia sublime del lavoro, misembrerà che la mia opera non sia statainutile.

Cordelia.

[1]

I.La questione della donna.

Fra le molte questioni che si agitano nelnostro tempo si può dire che quella delladonna è all'ordine del giorno.

Si riuniscono continuamente congressifemministi, si fanno leghe per gl'interessifemminili, i giornali ne parlano, ne sorgonodiscussioni: l'esistenza della donna sifa sentire anche fuori delle pareti domestichee ci si accorge che la più numerosametà del genere umano esiste, e forse inun prossimo avvenire la donna non si contenteràpiù di essere una macchina per farfigliuoli o una bambola da salotto; ma mostreràche nella lotta libera delle forze individualiha anch'essa il diritto di combattereper la propria indipendenza.

[2]

Ed è certo che il progresso dei tempi hatanto mutato l'ambiente in cui viviamo, chela condizione della donna deve mutare perforza delle circostanze inevitabilmente; soloresta a sapersi se ciò si potrà fare in breveo lentamente; ma dato l'impulso, non si potràpiù ritornare indietro, come non si puòimpedire ad un torrente di scendere la chinadei monti e andare al suo destino.

È già molto che, se non si applaude almovimento in favore della donna, si accettasenza combatterlo, si sopporta senzaderiderlo, come non si sarebbe fatto in altritempi.

È certo però, che per ora la donna è ancoradipendente dall'uomo, il quale aggiunsealla sua forza fisica delle leggi che, mentrelo assolvono, abbandonano e condannano lasua compagna.

Soltanto fra certi popoli barbari, la donnaè superiore all'uomo, oppure ciò accadevain un tempo remoto quando era in[3]vigore la potestà materna e la civiltà nonavea dettato delle leggi ingiuste.

Se c'è un risveglio, non bisogna essereimpazienti; non è facendo congressi, rivoluzioni,gridando o imprecando che si potràmodificare la sorte della donna, mabensì aiutando le condizioni favorevoli alsuo sviluppo morale e intellettuale.

Col lavoro intanto, la donna potrà emanciparsieconomicamente dall'uomo e rendersiindipendente; e fatto il primo passogli altri verranno da sè senza scosse obattaglie.

Finchè la donna si limiterà a chiacchieraree discutere, non farà molto cammino,ma se coll'opera mostrerà di saper far beneun lavoro finora riserbato all'uomo, tuttis'inchineranno al fatto compiuto e nessunooserà dire che la donna non è adatta adun genere di lavori in cui i fatti hannoprovato il contrario.

È naturale che per ottenere anche qualche[4]piccola concessione, c'è molto da lottaree molto cammino da fare.

Prima di tutto è difficile anche nelle stessedonne far entrare idee nuove e vincerela forza d'inerzia, per quella tema di ogninovità che ci fa adagiare tranquilli dicendoche si è sempre fatto così e così si può tirareinnanzi. Poi c'è da vincere il pregiudizioche fino dal tempo di Demostene vuoleche la donna sia destinata a fare figliuolie custodire la casa, e che volerla toglierealle faccende domestiche sia un voler andarecontro natura; e questa asserzione cheforse poteva aver qualche valore nei secolipassati si ripete tutti i giorni come se ilmondo non avesse fatto nessun passo nellavia del progresso e l'ufficio di massaia siatale da poter occupare tutta la vita e laoperosità della donna.

Se invece di ripetere le frasi fatte si volesseun po' ragionare, si vedrebbe che ladonna, esclusivamente massaia, ha fatto il[5]suo tempo, come i menestrelli del medio evoe le parrucche, le portantine e i guardinfantidel settecento.

Una volta l'intera giornata non poteva bastarea tutte le faccende domestiche.

La massaia, oltre a spezzare la legna peraccendere il fuoco (e prima dell'invenzionedei fiammiferi ci voleva parecchio tempo)doveva preparare il pranzo, attingere l'acquafuori di casa, filare, tessere, cucire,far calze, fare il bucato, il pane e tante altrecose che l'industria ora ci fornisce a prezziminimi, sicchè col progresso il lavoro dellamassaia è andato sempre diminuendo; edora le macchine da cucire che permettonodi fare in poche ore il lavoro pel quale unavolta occorrevano intere settimane, hannodato l'ultimo colpo ai lavori d'ago cherendevano tanto orgogliose le nostre nonnee le tenevano occupate gran parte della giornata.S'aggiunga che nelle città coll'uso deifornelli a gas, di acquedotti che portano[6]l'acqua anche nei piani più alti e con tantealtre facilitazioni, il governo della casa siriduce ad un semiozio, perchè il porre inassetto qualche stanza modesta e preparareun pasto frugale, come avviene nellefamiglie che non possono permettersi il lussodi pagare dei domestici, non potrà occupareche un paio d'ore; ed ancora mentrebolle la pentola, la massaia potrà darqualche punto ai vestiti del marito o allabiancheria della casa. E tutte le altre orecome potrà impiegarle? Ad annoiarsi a girareper la città o a mirare le nuvole chepassano? È forse un delitto se procura occupandosiutilmente di guadagnare qualche soldo onde aumentare il benessere dellafamiglia?

Nemmeno i bimbi ora dànno molto pensiero,per chi non può affidarli a nutrici oa bambinaie: ci sono gli ospizii per i lattantie asili per l'infanzia, poi le scuole e cosìvia di seguito, tanto è vero che nelle classi[7]popolari l'emancipazione della donna si puòdire un fatto compiuto, e più di due milionisono le donne occupate in Italia nelle officine.In principio per esservi ammesse hannodovuto lottare coll'opposizione fatta lorodagli uomini che ne temevano la concorrenza,ma le occupazioni domestiche diminuitee il bisogno di procurarsi un certobenessere, l'insistenza e l'attitudine mostrataa certi lavori e più di tutto l'adesionedegl'industriali, che pagandole meno avevanomaggiori profitti, hanno dato loro lavittoria, e c'è soltanto da lamentare chelavorino troppo e si sottomettano a lavorifaticosi che vanno a scapito della loro salutee di quella delle generazioni future.

*

Dove la donna trova maggiori ostacoli emaggiore opposizione è nei lavori d'indoleelevata, nelle lettere, nelle scienze, nelle arti.[8]Poche sono quelle che si dànno agli studiisuperiori, che frequentano le Università;e quelle poche non sono ben accolte nèdai professori nè dai compagni, per quantostudiose e diligenti; se riescono ad ottenereuna laurea non possono servirsene perchètrovano mille ostacoli e mille pregiudizîche sorgono a sbarrar loro il cammino edopo aver tanto sudato e affaticato sui librinon riescono a trar alcun profitto dalleloro fatiche, non si contentano di occupazionimateriali e rimangono avvilite escoraggiate; ma è destino, ogni innovazionedeve avere le sue vittime ed esse sono comegli avamposti in una battaglia destinate adessere sacrificate al trionfo d'un'idea e prepararela strada per le generazioni future.

Si è sempre tentato di distogliere la donnadal dedicarsi agli studî severi, asserendoche non avrebbe mai potuto uguagliarel'uomo nel campo dell'intelligenza, perchègli antropologhi e i filosofi avevano trovato[9]che il suo cervello pesava meno di quellodell'uomo e da ciò arguivano la sua inferiorità.

Con gli studî più recenti si trovaronofalse quelle teorie, perchè paragonandoloagli altri organi si vede subito che la massadel cervello è proporzionata al volumedel corpo, e se c'è una differenza è favorevolealla donna; poi non è detto che l'intelligenzaconsista nel peso del cervello,mentre molte volte il cervello d'un imbecillepesa assai più di quello d'un uomo digenio, e se non si badasse che alle sueproporzioni, un bue dovrebbe essere piùintelligente d'un cane o d'una formica.

Si trovò sbagliato tutto quello che riguardoal cervello e all'intelligenza si credevavent'anni fa ed ora si sa di certo cheil cervello della donna è più pesante diquello dell'uomo, che la sua struttura istiologicaè la stessa; se vi è una leggera differenzaè nell'irrigazione del sangue che[10]è più abbondante in quello della donna,ma supplisce al sangue più povero che possiede.

Del resto nessuno sa ancora il vero puntodove ha sede l'intelligenza, dove si formail pensiero; e perchè poi dovrebbe esserel'uomo diverso da tutti gli altri animali,che vediamo vivere indipendenti senza riguardoal sesso e ognuno, maschio o femmina,soddisfare ai propri bisogni e procacciarsiil nutrimento allo stesso modo?

Se, eccetto che nel periodo della maternità,la leonessa è uguale al leone, il gattoalla gatta, il cavallo alla cavalla, perchèla donna dovrebbe essere diversa dall'uomo?

Se esiste differenza è nell'educazione enell'ambiente in cui è vissuta finora. Ristrettafra la cerchia delle occupazioni domestiche,non ha potuto sviluppare la suaintelligenza e la sua operosità; in modoche in lei si sono affievolite quelle qualità[11]che coll'esercizio si sono fatte nell'uomopiù forti e gagliarde.

Quante intelligenze saranno rimaste assopite,chiuse fra le pareti della casa, occupatedi meschine e incessanti cure domestiche?Quanti germi si saranno spenti perchè prividi quel raggio che valesse a scuoterli ea ravvivarli?

Due piante della stessa specie, seminatee coltivate in condizioni diverse, non vegetanoallo stesso modo, e due individuianche appartenenti alla stessa famiglia,l'uno posto in un ambiente intellettuale eraffinato e l'altro lasciato crescere in mezzoai campi, senza istruzione, come un'erbaincolta, dopo pochi anni non sembrerannopiù appartenenti alla stessa famiglia: tantol'educazione e l'ambiente hanno influenzasulle qualità fisiche, morali e intellettualidell'individuo.

Da tutto questo si vede possibile che colprogresso dei tempi la donna possa anch'essa[12]sviluppare la propria intelligenza perpoter bastare a sè stessa.

Intanto, dagli studi fatti recentemente,dobbiamo concludere che l'intelligenza delladonna non è minore di quella dell'uomo,ma è d'un'altra specie; che non esiste inferiorità,ma qualche diversità, sicchè nonsarà mai identica all'uomo moralmente, comenon lo è fisicamente, e

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